Gli Stati Uniti rischiano di crollare per le spese militari

Leggere in questi giorni che gli Stati Uniti rischiano il default come una Grecia qualsiasi colpisce molto. Mai nessuno di noi fino a pochi anni fa avrebbe mai potuto pensare ad un rischio di accadimento del genere. E colpisce anche come se ne parli come di una notizia come qualsiasi altra quando invece questa notizia dovrebbe essere al centro delle discussioni di qualsiasi nazione evoluta e non.

Il debito pubblico americano negli ultimi anni è praticamente raddoppiato e corre come un treno impazzito senza guida. Obama, che quando è stato eletto presidente degli Stati Uniti sembrava essere l’uomo giusto che avrebbe potuto riprendere in mano le sorti del paese rimettendolo in carreggiata, è in grande difficoltà e probabilmente dovrà accettare di tagliare la spesa sanitaria americana, che per lui è sempre stato un punto fermo.

Ma la cosa che colpisce e che lascia con la bocca aperta è il constatare che a fronte di una crescita smisurata del debito pubblico parallelamente si ha una crescita continua delle spese militari sostenute dagli Stati Uniti, spese che sicuramente sono il principale motivo dell’esplosione del debito pubblico.

Ecco alcuni dati che parlano da soli:

– su 14.000 miliardi di dollari di debito pubblico attuale,le spese militari nel 2010 erano di 680 miliardi di dollari

– fra il 2001 e il 2010 la spesa militare americana è cresciuta dell’ 81%

– per il 2011 e il 2012 è previsto ancora un incremento delle spese militari per cui nel 2012 cresceranno del 4% rispetto al 2010

(dati presi da http://www.archiviodisarmo.it/siti/sito_archiviodisarmo/upload/documenti/61481_Spese_militari_mondiali_2010.pdf)

Sembra quasi che gli Stati Uniti non possano fare a meno di investire così tanti soldi nel settore della difesa, anche a costo di far saltare il banco. Lo stesso Obama, che da molti era visto come il presidente che finalmente avrebbe fatto fare agli Stati Uniti un passo indietro nel suo ruolo di “polizia mondiale”, non ha fatto niente per invertire la tendenza. A questo punto una domanda sorge spontanea: come mai gli Stati Uniti invece che concentrarsi sul risolvere i suoi problemi interni continua a dare questa importanza ai problemi esterni?

L’idea che ne deriva è che gli Stati Uniti pensino che ormai la propria popolazione e la propria economia siano ormai considerati come un limone completamente spremuto dal quale non esce più una goccia e che quindi si stiano trasformando in un parassita che ha bisogno di spremere gli altri paesi per potersi mantenere a galla. A conferma di ciò ci sono i bilanci delle più grandi corporation americane che in un momento di crisi economica generale stanno sfornando utili record grazie agli utili realizzati non negli Stati Uniti ma nelle nazioni estere.

Per questo è fondamentale per loro mantenere una forte influenza un pò in tutto il mondo a costo di usare la forza. A dimostrazione di ciò c’è un altro dato significativo:

Il Pentagono è il più grande proprietario immobiliare del mondo con un «portafoglio globale di proprietà immobiliari» pari a 539mila edifici e altre strutture distribuite in 5579 siti militari. E oltre un quinto delle proprietà immobiliari del Pentagono si trova all’estero, in 716 basi e altre installazioni distribuite in 38 paesi, dodici dei quali europei. (fonte http://www.nodalmolin.it/spip.php?article669 )

Ma quanto ancora gli Stati Uniti riusciranno a portare avanti questa politica di forti spese militari? quanti sacrifici i cittadini americani saranno disposti a sopportare prima di ribellarsi e scendere in massa per le strade? Rispondere a queste domande non è semplice ma una certezza sembra emergere: ci aspetta un fine 2011 molto caldo.

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Una risposta a Gli Stati Uniti rischiano di crollare per le spese militari

  1. redpoz ha detto:

    consiglio il mitico Jon Stewart durante il “rumble in the air conditioned auditorium” con Bill O’Reilly:
    “give me my 800 billions back” [per le spese in Iraq e Afghanistan]

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