TAV in Val di Susa: dove stà la ragione?

In Italia non esiste una vera e propria politica industriale e quindi men che mai un progetto di piano di sviluppo a lungo termine. Le uniche politiche che vengono portate avanti e che si ritiene siano necessarie per garantire uno sviluppo del paese sono oltre a quelle basate sul cosiddetto Piano Casa, e quindi sulla cementificazione del paese, quelle che si basano sulle Grandi Opere. Fra queste ultime, ce ne sono 2 in particolare che sono al momento centrali: la TAV e il Ponte sullo Stretto.

Lasciando da parte il Ponte sullo Stretto, concentriamoci sulla TAV ovvero sul treno ad alta velocità che dovrebbe assicurare la possibilità di spostarsi nel paese in tempi molto rapidi e che quindi dovrebbe spingere sempre più persone ad abbandonare l’auto e privilegiare quindi gli spostamenti in treno.

Quasi tutti i paesi più industrializzati hanno investito molto sull’alta velocità e l’Italia non ha fatto altro che allinearsi ad essi. Il problema è che come sempre succede in Italia, le grandi opere non vengono mai realizzate nei tempi e nei costi previsti inizialmente e spesso causano problemi di tipo ambientale alle zone dove vengono realizzate causando una resistenza da parte delle popolazioni coinvolte. L’esempio migliore in tal senso è la resistenza della Val di Susa al passaggio della TAV nel suo territorio ma soprattutto nella costruzione della grande galleria che dovrebbe essere costruita per collegare l’Italia alla Francia.

Le popolazioni locali criticano fortemente l’opera perchè dicono che è inutile, visto che c’è gia una linea ferroviaria esistente che fa lo stesso percorso previsto dalla TAV e che tra l’altro è molto sottoutilizzata rispetto alla sua capacità di trasporto attuale, oltre che pesantemente onerosa per il paese visto che la gran parte dei costi necessari per realizzarla saranno soldi pubblici, visto che i privati parteciperanno in modo molto ridotto, e che i contributi europei copriranno solo una piccola parte di essi.

Al contrario i sostenitori dell’opera, stato italiano in primis, dicono che l’opera è assolutamente necessaria, che senza di essa l’Italia perderà competitività rispetto agli altri paesi europei e che i costi sono giusti.

In un contesto del genere come fa un cittadino a capire dove stà la ragione? Come fa a capire chi racconta delle bugie per rendere giustificabili le proprie teorie? La risposta è semplice: occorre trovare delle analisi di organi terzi che non essendo di parte diano un giudizio neutro.

A tal proposito ci  possono venire utili i giudizi di 2 organi importanti: la Corte dei Conti e l’Ossevatorio Nazionale sulle Liberalizzazioni nelle Infrastrutture e nei Trasporti (Onlit).

Per vedere il giudizio della Corte dei Conti circa l’opera TAV ecco il link da leggere: http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sez_centrale_controllo_amm_stato/2008/delibera_25_2008_g_relazione.pdf

Ecco alcuni passaggi della relazione:

1) l’opera è caratterizzata da CARENZE metodologiche del PROCESSO DECISIONALE che hacondotto all’adozione della complessa operazione: NESSUNO studio di fattibilità attendibile aveva quantificato la VANTAGGIOSITA’ di tale operazione rispetto al sistema creditizio tradizionale per realizzare gli investimenti.

2) emergono elementi di forte rischio dai rapporti negoziali attivi e soprattutto passivi ereditati dallo Stato: complesse clausole finanziarie PENALIZZANO spesso la parte PUBBLICA

3) è IMPOSSIBILE acquisire, dagli atti a corredo del bilancio e dai provvedimenti di spesa ad essi sottesi, alcun riferimento utile a calcolare nel tempo la distribuzione dei costi e dei benefici tra le generazioni di utenti e contribuenti interessati

4) l’opera PREGIUDICA L’EQUITA’ INTERGENERAZIONALE, caricando in modo sproporzionato su generazioni future (si arriva in alcuni casi al 2060) ipotetici vantaggi goduti da quelle attuali. Vengono scaricate sulle generazioni future oneri relativi ad investimenti, la cui eventuale utilità è beneficiata soltanto da chi li pone in essere, accrescendo il debito pubblico, in contrasto con i canoni comunitari

5) i contratti attuativi si basavano su stime di flussi e di ritorni economici dell’opera non solo ALEATORI, ma anche IRREALISTICI e sostanzialmente INESISTENTI

6) MANCA un’azione costante di VERIFICA SULL’OPERATO DEI MANAGER PUBBLICI, dai quali si ereditano gli effetti delle decisioni, con il risultato che gravi errori da questi commessi non vengono valutati sotto il profilo di una ipotetica responsabilità sociale

7) è completamente INATTENDIBILE fin DALL’ORIGINE la quantificazione dei FLUSSI DI ENTRATA presi a riferimento dall’ipotesi di finanza di progetto, così come sono nettamente SOTTOSTIMATI I COSTI dell’opera

8) che sono assolutamente RILEVANTI gli ONERI caricati sullo STATO, la GRAVOSITA’ delle operazioni di PRESTITO e delle procedure ad esse collegate, la SCARSA TRASPARENZA amministrativa e contabile della gestione del debito

9) che l’unico progetto finanziario disponibile è quello iniziale: esso si basava su STIME MOLTO OTTIMISTICHE di FLUSSO PASSEGGERI e di UTILIZZAZIONE DELLA RETE, sia in termini di treni passeggeri che di treni merci. La scissione tra questa previsione, l’andamento dei lavori e le stime della utilizzazione della rete ferroviaria da parte dei soggetti interessati, nonché la stessa individuazione generica di questi ultimi senza riscontri di carattere programmatico e contrattuale, hanno reso l’ipotesi dell’AUTOFINANZIAMENTO meramente VIRTUALE, inducendo il graduale abbandono del progetto iniziale, con contestuale ACCOLLO DEL DEBITO correlato al patrimonio separato a carico dell’ERARIO

10) che è evidente la forzatura iniziale che, attraverso un progetto finanziario
troppo ottimistico, ipotizzava un autofinanziamento mediante project finance: in realtà si trattava ab origine di linee ferroviarie finanziate con DEBITO PUBBLICO FUTURO, neppure acquisito alle migliori condizioni di mercato

11) che un progetto delle dimensioni dell’Alta velocità non può ritenersi accettabile solo in relazione all’indubbia strategicità dei fini in esso contenuti, ma deve essere accompagnato da una REALISTICA analisi dinamica della copertura economica. Diversamente opinandosi, non poteva che verificarsi un INERE RILEVANTISSIMO per la FINANZA PUBBLICA, come avvenuto nel caso di specie.

Oltre alla Corte dei Conti interessante è anche l’opinione dell’ Ossevatorio Nazionale sulle Liberalizzazioni nelle Infrastrutture e nei Trasporti (Onlit) che si può leggere al seguente link: http://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=119593

Ecco il passaggio significativo del comunicato: “‘Il ponte sullo Stretto, il traforo della Val Susa e il terzo valico Milano-Genova vanno cancellati in quanto non in grado di reggere ad una seria analisi della domanda e di comparazione tra costi e benefici

A questo punto vi chiediamo: sulla base dei giudizi di questi due organismi terzi cosa pensate delle manifestazioni e del parere sull’opera dei cittadini NO Tav della Val di Susa?

altri articoli interessanti sull’argomento TAV:

Conti truccati ad Alta velocità

Alta Velocità: l’Economist si schiera con i No TAV

 
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2 risposte a TAV in Val di Susa: dove stà la ragione?

  1. Bella roba! Comunque tra poco questi problemi saranno un ricordo; la nostra capacità di gestire progetti costosi si sta dissolvendo.

  2. franco ha detto:

    Oggi il rapporto politica- poteri economici – cittadino funziona così: Il cittadino versa i tributi che passano attraverso il governo che ci mangia sopra e li gira ai loro padroni. Che non siamo noi ma le banche. Le banche finanziano grandi opere pubbliche sulle quali i politici mangiano di nuovo.
    In questo modo sul cittadino pesano le costruzioni di grandi “giocattoli tecnologici” che servono alle banche e multinazionali. La frase distorta è : “La crescita è necessaria per il benessere,senza crescita si muore”. Questo è il falso. Confermato dai dati che riporti qui sopra.
    Nessuna famiglia o impresa in fallimento aquisterebbe costosissimi macchinari di improbabile resa. Lo fanno perchè lo fanno a nostre spese. Rendendoci deboli e schiavizzandoci.
    Per questo dobbiamo dire STOP a qualunque forma di costruzione monumentale tecnologica o no che non abbia una realistica ricaduta di benefici sul cittadino.

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